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Giù le carte.
Le pistole si caricavano con soli cinque colpi, il sesto era vuoto. Senza sicura capitava alle volte che un pistolero si sparasse nelle palle. Il sesto era vuoto e il cane batteva senza sparare. Era una morte non dignitosa quella di spararsi nelle palle. Strade polverose e cinesi riempiti di dinamite che Brulicavano ammassati dentro le miniere di zinco. Qualcuno alle volte suonava un violino, qualcuno si faceva ammazzare. Ad un impresa mineraria un cinese morto costava meno di una cassa di miccia, non aveva senso sprecare soldi quando le puttane sapevano ancora suonare il pianoforte, pezzi semplici, con un bicchiere di whisky appoggiato sul mogano scuro. I pianoforti non avevano la coda, suonavano come carillon.
E la gente giocava a poker su tavoli verdi, lisciando con la mano l'impugnatura avorio della loro colt (dio abbia in gloria il buon vecchio Samuel), se baravi ti uccidevano, se rubavi un cavallo ti impiccavano, se qualcuno cercava di ucciderti potevi ucciderlo, se ci riuscivi potevi farlo. Se ci riuscivi potevi fare quasi tutto. Da un giorno all'altro nasceva una città dove prima non c'era niente se non agave e mesquitas. Arrivavano per primi i carri coperti. La sera sottane bianche orlo di pizzo accendevano fuochi da campo per mariti sporchi. Enormi pentole sospese e catene e fila di marmocchi che facevano a pugni per una scodella fumante. Qualcuno alle volte sparava ad un coyote sulla linea scura del cielo, davanti alla luna, sotto le stelle, mentre il vento sapeva ancora passare tra i corpi e le tende con il suono di un armonica stonata. Puzzava di pece alle volte, soltanto di deserto altre. E le pistole si caricavano a 5 colpi.
-Dovresti iniziare a pagarle le zoccole, forse uscirebbero anche a te...donne e cinque, carte sicure-
il ragazzo sedeva dondolandosi sulla sedia con un sorriso sfottente sulle labbra. Guancia lisce, incisivi sporgenti. Continuava a bere whisky e a sputare sul pavimento ogni volta che il vecchio dava le carte. Ghignava appena la carta toccava morbidamente il tappeto- Questo è un asso me lo sento- e sorrideva al vecchio- Uh oh...questo fa coppia, anzi no...sento un bello sgropparsi di re e regine lì sotto, forza, continua così...fagli sfondare il tavolo-
Il vecchio si mordeva il labbro inferiore. Era facile vincere contro di lui.
Il vecchio aveva perso tutto, addirittura il cavallo. Era il momento di alzarsi dal tavolo e andare a levare la sella, incamminarsi verso il campo.
-Non posso essere fortunato ancora per molto, vecchio. La prossima me lo sento è tua. Ti riprendi tutto e ci alziamo. Detesto fottere una persona che potrebbe essere mio padre, ci riuscirei meglio con tua figlia- e qui rise, il ragazzo, rise forte guardandosi attorno mentre facce sporche al bancone si girarono, ombrose sotto la visiera.
-Ragazzo, hai vinto. Gli hai preso tutto. Ora lascialo andare-. Silenzio. Il silenzio a quel tempo era solo uno sguardo, poteva durare un secondo o un eternità. Alle volte un secondo era un eternità. Si sentiva in quei momenti lo scricchiolio del legno sotto il tacco di uno stivale, il panno del barista che asciugava un bicchiere, poi tutto si fermava, stivali e panni e nessuno sapeva cosa sarebbe successo finito il silenzio. Si restava sospesi fino a che il vento non prendeva a fischiare dalle imposte, fino a che una puttana non entrava urlando o un ubriaco balbettava qualcosa.
-Non ti immischiare in cose che non ti riguardano-
-E tu non sfidare la fortuna ragazzo, ne hai già avuta troppa oggi-
il vecchio fiutò che le cose si stavano mettendo male. -lasciate stare, il cavallo è fuori. Ora torno a casa, è stato un piacere giocare-
-Mi gioco quel cavallo che ora è mio contro tua figlia, vecchio- disse alzandosi il ragazzo. Il suo sguardo dritto al bancone verso chi prima aveva parlato. Uno sguardo freddo e un sorriso sulle labbra. Poi tirò fuori la pistola. Una pistola senza colpo a vuoto. Inchiodò la voce nel buio su rumore di bottiglie rotte. Un rantolo e poi ancora il silenzio.
-siediti vecchio, ora ci giochiamo tua figlia-
-Signore io...-
-Ho detto di sederti- urlò il ragazzo sbattendo la colt sul tavolo. Il vecchio provò ancora a dire qualcosa. Qualcosa di sommesso e vicino al pianto.
-Sta zitto. Quante figlie hai?-
-io..io...-
-Quante figlie hai?- Non rideva più il ragazzo. La sua faccia era seria e due occhi azzurri privi di espressione puntavano dritto il volto del vecchio. La pistola appoggiata sul tavolo vicino alla sua mano destra.
-Forse non mi hai sentito...ti ho chiesto quante cazzo di figlie hai.-
-..ne ho due signore..ne ho due-
-Bene, quel tuo cavallo non è dei migliori. Possiamo anche giocarci la più vecchia. Avanti dai le carte.-
-ma signore..io.- la mano impugnò la pistola sul tavolo, abilmente tirò indietro il cane. Un rumore metallico di una ruota che gira, un nuovo proiettile in asse con la canna e la canna in asse con la fronte del vecchio.-Dai le carte.-
una lacrima rigò il suo viso e il labbro inferiore prese muoversi come fuori controllo. Anche le mani tremavano come se non gli appartenessero mentre cercavano il mazzo da mescolare.
-mi fido, vecchio, non è il caso che mescoli così tanto. Avanti, giù- la pistola continuava a restare puntata sul vecchio e il ragazzo lo fissava come se ci fosse soltanto lui dentro il saloon. Dritto nel volto. E il vecchio diede le carte. Due carte coperte. Un quattro e un sette per il vecchio, un J e una donna al ragazzo. Un altra lacrima solcò il viso sotto il grigio dei capelli, un lamento sommesso. Il desiderio di fuggire lontano e l'anima dentro chiusa a lacerarsi. Un quattro e un sette, una giocata senza speranze. Il cane stava ancora sollevato, il ragazzo sorrise e disse- Questa notte tua figlia si diverte...avanti scopri le cinque-
Quattro, otto, tre, asso, asso e re. Al vecchio tremarono le labbra e il naso stette per colare. E tutto finì.
-uh oh..ti è andata bene vecchio. Lo sapevo che avresti vinto. Non te l'avevo detto? Il cavallo è di nuovo tuo, la bottiglia la pago io. I soldi di prima non ti seccherà se me li tengo- rise. Abbasso il cane e raccolse i dollari sul tavolo. Si diresse al banco e pizzicò un dollaro sotto il bicchiere.
-Il resto è mancia- uscì dietro il cigolio della porta, lisciando la visiera. Dentro restò il silenzio. Nessuna puttana, nessun ubriaco, poi il vecchio prese a singhiozzare e il silenzio finì.
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